
Veduta del Teatro Romano di Fiesole negli anni '50
Il Mito Fiesolano
Progetto di ricerca storica e attività divulgative promosso da Fiesole Democratica
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Premessa
La costruzione di un immaginario artistico, culturale e letterario
Fiesole, antica città etrusca degli auguri, dove si teneva una celebre scuola per aruspici e luogo di scavi archeologici importanti, oltre che sede vescovile e centro culturale di rilevanza, sviluppa nel tempo una sua storia intorno alla grande potenza fiorentina di cui si hanno testimonianze relativamente consistenti, quando, a un certo punto della storia della città, italiana e europea, diventa riferimento culturale, turistico, mitologico.
L’interesse di artisti e intellettuali, legati in qualche modo alla città di Firenze ma non solo, si concentra su Fiesole e inizia ad alimentare un racconto sulle origini, le meraviglie, i misteri e le virtù di questa realtà di modeste dimensioni, ma estremamente plasmabile, facendone un esperimento culturale e paesaggistico inedito e curioso. I resti delle ciclopiche mura permettono agli artisti di sognare il tempo dell’antica potenza. Si costruiscono castelli e ville dalle architetture uniche, si recuperano tracce di storia antica alla ricerca di origini perdute nel tempo, si tollerano costumi trasgressivi. Si crea un mito di Fiesole sulla base di un immaginario che in parte è componente della storia vera della città, in parte è il frutto di una costruzione letteraria, che si serve del paesaggio e della qualità del territorio per alimentare una narrazione ricca di riferimenti culturali “ispirati” alla città ma, che diventano costitutivi della sua immagine per il futuro.
Cosa ha contribuito a creare il mito? Questa è la domanda cui intende rispondere questo progetto di ricerca storica.
Quali intuizioni hanno contribuito a originare la narrazione di una città che ha conosciuto la cultura etrusca e la sua organizzazione politica, ha attraversato un’età “di mezzo” di cui non si hanno sostanzialmente troppe tracce, che rifulge della bellezza dei Della Robbia nel Rinascimento, e che rinasce, dopo le geniali collezioni di arte dei primitivi di Angiolo Maria Bandini, nell’età moderna sotto forma di nuova Arcadia, rifugio e paradiso di menti e spiriti innamorati della bellezza e dell’unicità del luogo?
Sulla storia etrusca in generale, e su quella di Fiesole in particolare, si sono articolati studi importanti. Tuttavia resta ancora da esplorare la ragione per la quale una società aperta, matura politicamente e unica per l’organizzazione sociale e culturale (il posto delle donne, sacerdotesse ufficiali delle città, nella gestione politica e amministrativa, la presenza di ordini religiosi e civili diversi, la gestione del territorio orientata alla protezione dell’ambiente) sia stata “cancellata” dalla storia. Come se la storiografia avesse rinunciato, o fosse stata impossibilitata, a ricostruire questa tappa della storia.
L’assenza di informazioni puntuali e particolari è stata colmata con ricostruzioni generali legate alla vicenda italiana e toscana: i Longobardi, il Rinascimento di Firenze, la presenza della Chiesa, fino all’arrivo degli Inglesi nel Settecento e l’epoca moderna, in un succedersi di mondanità e vicende legate più a personaggi illustri che a processi storici riconoscibili.
La necessità di ricostruire le cause di questa assenza si lega con l’interesse di indagare le ragioni profonde che hanno portato alla cancellazione di una cultura politica, quella etrusca, estremamente avanti rispetto alla cultura romana o greca che ha segnato il destino italiano. A questo si aggiunge la necessità di capire l’origine del mito fiesolano: dove nasce la costruzione dell’Arcadia fiesolana? Come e per quali percorsi, personaggi come D’Annunzio, Lord Byron o Böcklin, riprendono in mano l’immagine fiesolana per proiettarla a livello internazionale?
Il progetto si articola in più fasi:
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Una ricerca finalizzata alla ricostruzione della storia fiesolana, partendo dalla riflessione sulla nascita del Mito Fiesolano: indagare e ricostruire le parti mancanti della storia e cercare di definire il perimetro delle ragioni della nascita del Mito.
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L’organizzazione di seminari aperti al pubblico, alle scuole, agli specialisti del settore, per presentare i risultati della ricerca e sensibilizzare l’opinione pubblica alla tutela dell’ambiente storico, culturale e paesaggistico della realtà fiesolana. Una primissima ipotesi di conferenze di e su Fiesole: potrebbe essere:
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Evento di avvio del lavoro di ricerca
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La Fiesole degli Etruschi
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La storia di Fiesole fra identità e reputazione
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La Fiesole religiosa, sede di Diocesi, potere e ritiro
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La Fiesole dei giardini
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Presentazione della pubblicazione con gli esiti della ricerca storica
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Si intende inoltre realizzare una mostra fotografica su Fiesole e sui “cultori” del suo mito (viaggiatori, artisti, intellettuali …). Valendosi del grande patrimonio archivistico esistente a Fiesole e in Toscana, in primo luogo nel complesso di archivi fotografici gestiti ora dalla Fondazione Alinari per la Fotografia e degli archivi presenti presso il Gabinetto Vieusseux di Firenze s’intende presentare:
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L’evoluzione per immagini della città, dei monumenti rilevanti e della loro progressiva riscoperta e valorizzazione, dei paesaggi circostanti;
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L’evidenza delle frequentazioni internazionali, gli ambienti, i locali, le feste, gli spettacoli, la socialità;
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Infine il rapporto inscindibile e continuo con Firenze e con l’analogo percorso che la città del giglio compie nello stesso arco di tempo.
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La mostra nella sua edizione “fisica” punterà molto sulla bellezza e sulla spettacolarità delle immagini, ma prevede di seguire un fil rouge dotato di un forte significato conoscitivo: sarà un percorso per immagini sulla storia di Fiesole dalla nascita della città all’origine del Mito, che permetterà ai visitatori di riflettere sulle ragioni del “mito”, del suo successo internazionale e delle eredità memoriali attuali.
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Versione digitale e catalogo della mostra. Per esplicitare questo percorso a corredo della mostra sarà pubblicato un catalogo con alcuni testi che guidino alla lettura delle fotografie, affidandosi a studiosi e giornalisti di rilievo nazionale e internazionale. Oltre che uno strumento per i visitatori questo catalogo sarà anche un utile strumento didattico per le scuole. Sempre allo stesso fine divulgativo e didattico sarà realizzata una versione digitale della mostra, sia sotto forma di podcast, sia come modulo didattico appositamente studiato per la diffusione nelle scuole in collaborazione con INDIRE e anche alla cittadinanza, fra Fiesole e Firenze in particolare, attraverso un ciclo di incontri aperti al pubblico, ai docenti, agli specialisti del settore, per sensibilizzare l’opinione pubblica alla tutela dell’ambiente storico, culturale e paesaggistico della realtà fiesolana.
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Vipsul la Fiesole Etrusca
"Tenere il terreno" è un’espressione che rimanda sicuramente a una dimensione fisica, geologica, dove l’uso del suolo è organizzato e pianificato con regole e leggi ben precise, al fine di proteggere, sviluppare, abitare un territorio. È la chiave con cui gli Etruschi hanno proceduto alla fondazione di Fiesole e della vicina Firenze, dando forma alla geografia di tutta la regione circostante, alternando a bonifiche e interventi sulla morfologia dei terreni la pianificazione urbanistica, sulla direzione dei fiumi, prendendo idee dall’orientazione delle colline, tracciando linee e assi di sviluppo che sono alla base della realtà territoriale di oggi.
Una tradizione, quella etrusca, che si ripete nelle altre città di fondazione coetanee, ma che soprattutto si radica sul territorio e ne fa una rete di comunicazioni e scambi su cui si appoggiano i secoli e le culture successive. L’esistenza di un asse reale che unisce Fiesole (dal punto della Piazza, non a caso situato nella sella tra le due colline di S. Francesco e Sant’Apollinare) al Colle di San Leonardo, passando per Firenze risale a mezzo millennio a.c. e ci parla di una progettazione unitaria della zona tra le colline e la pianura intorno all’Arno.
Fin qui nulla di nuovo, perché come in altri casi gli Etruschi individuano in Fiesole il luogo strategico da cui sviluppare collegamenti e comunicazioni, punto difendibile e passaggio obbligato tra l’Appennino e la pianura fiorentina. Ma il caso di Fiesole è particolare. Ci sono città che si creano intorno a risorse naturali da utilizzare, città che sfruttano il mare, il bosco, il clima. Fiesole nasce su un asse di comunicazione che permette a culture e realtà lontane di parlare tra loro e questo ha permesso a una molteplicità di personaggi (scultori, artigiani, artisti, pittori, scrittori, politici, religiosi, architetti, appassionati del paesaggio e tanti altri) di eleggere Fiesole quale sede culturale privilegiata di esperienze artistiche che diventano la ragion d’essere della città. Non solo. Fiesole rappresenta un luogo dove la natura e il paesaggio costituiscono la specificità della città, che si adatta e si “orienta” seguendo la geometria delle colline o delle valli.
Capire come in epoca etrusca si organizza la pianificazione urbana di Fiesole e di Firenze ci permette di cogliere l’importanza della conoscenza del territorio e recuperare la storia antica della città alla nascita del Mito. Fiesole è prima di tutto città etrusca e coltivare l’interesse per questa sua origine potrebbe fare di Fiesole il centro di nuove indagini e studi, farne il fulcro di una nuova, innovativa, linea di ricerca.
A questo si aggiunge un’indagine sull’organizzazione politica etrusca, portatrice di un’apertura e completezza rara, e non più rintracciabile nella successione amministrativa della città. Si fa riferimento qui al ruolo delle donne, in una logica di società matriarcale che interroga sulle prospettive di una società in presenza di amministratrici e sacerdotesse nella gestione della città. Le figure di sibille e lase, recentemente studiate da Giovanni Feo, illustra figure femminili di riferimento nella società poi eliminate dai romani dopo la conquista.
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Il Borgo collinare e la nascita del mito
Al mito che fa di Fiesole una sorta di luogo di riferimento della cultura contribuiscono tra Medioevo e Rinascimento artisti e scrittori che diffondono la bellezza di Fiesole nell’immaginario collettivo. Boccaccio con il suo Ninfale Fiesolano celebra le delizie del territorio fiesolano e ne costruisce una mappa mitologica dove il paesaggio, i fiumi, i luoghi diventano divinità. Dante aveva già dato di Fiesole un’immagine di separazione e reclusione dal mondo, immagine che diventa rapidamente il simbolo di un luogo di ritiro privilegiato cui si ispira, tra gli altri, il Beato Angelico, legatissimo al territorio fiesolano, tanto da evocarlo più volte nelle sue tele, esaltando la passione di scrittori e artisti.
Scultori e scalpellini usano le colline fiesolane per fare della pietra serena la materia con cui viene costruita Firenze, costituendo una sorta di definizione dell’architettura stessa del Rinascimento.
Sede vescovile, Fiesole diventa rapidamente un luogo dove potere temporale e spirituale si fondono, dove si insediano gli ordini religiosi più diversi, contribuendo all’immagine di luogo pacifico di riflessione, indagine, ispirazione artistica.
Sempre di più questa caratteristica segna la vocazione di Fiesole a diventare punto di riferimento nella pittura e nella letteratura. I pittori neo-spiritualisti venivano a Fiesole per aggiornare la loro visione (Maurice Denis svilupperà una vera e propria ossessione per i paesaggi fiesolani, che diventano la sua nota costante, vivendo insieme all’amico compositore Ernest Chausson un’esperienza di devozione artistica nel convento del Beato Angelico). O ancora Otto Jan Nieuwenkamp, che si era stabilito nella Villa Riposo dei Vescovi, o Elisabeth Chaplin che da Fontainebleu aveva deciso di risiedere a San Domenico.
L’immagine di Fiesole diventa un’estasi metafisica, data dal privilegio della posizione e dal panorama, che induce a riflessioni e scoperte cruciali, come per Galileo, che John Milton immagina intento a osservare la luna dalla collina fiesolana. Fiesole diventa città simbolo della relazione tra persona e ambiente esterno, seduce pittori e artisti, e la sua immagine comincia a viaggiare. Arnold Böcklin ne subisce il fascino e la rende teatro delle sue rappresentazioni più potenti. Baccio Maria Bacci la proietta nell’universo futurista, D’Annunzio la sceglie come luogo di residenza artistica attirando tutta una comunità di eccentrici personaggi. E diventa riferimento di equilibrio tra paesaggio e uomo per grandi architetti e urbanisti come Le Corbusier e Frank Lloyd Wright (che avrebbe voluto abitare sulla collina e che ha lasciato progetti bellissimi della sua dimora) fino a Giovanni Michelucci, cittadino fiesolano, che conosceva bene Fiesole e la presentava come "città a misura d’uomo".
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Fiesole, Grand Tour e "anglobeceri"
Alla mitologia si accompagna dal ‘700 una realtà più ampia e ben definita: quella del Grand Tour appunto, in cui letterati e artisti si mettono in viaggio per formarsi, educarsi alla classicità e comprendere i canoni della bellezza. L’Italia intera da Nord a Sud è visitata e studiata come scrigno del classico e del bello. È ovvio che Firenze diventa una città mito per la comunità anglosassone e non solo, ma Fiesole conosce un fenomeno diverso: non è solo visitata, ma abitata; diventa il posto in cui gli artisti lasciano memoria di sé. Walter Savage Landor a Villa La Torraccia a San Domenico, Vernon Lee al Palmerino di Maiano, John Temple Leader, visionario creatore del Castello di Vincigliata in stile neogotico, Bernard Berenson che a Villa i Tatti trascorse gran parte della sua vita attirando intellettuali da tutto il mondo. La comunità inglese in particolare, i cosiddetti anglobeceri, studiosi veri o meno (Mary McCarthy, scrittrice americana, critica ferocemente questa tradizione ed è interessante la sua versione che fa a pezzi il mito stesso del Grand Tour), attrae un universo di visitatori e di eventi, amplificando il mito. La Regina Vittoria era ospite spesso a Vincigliata e al Laghetto delle Colonne di Maiano, innamorata degli scorci fiesolani che animavano i suoi acquerelli. Questa colonia di artisti e intellettuali si stabilisce cominciando a modificare la destinazione di poderi e fattorie, ville e terreni, modella la campagna. La convivenza con la vocazione agricola del territorio è pacifica e serena, ma il paesaggio resta una fonte di ispirazione e ricerca. E inizia a modificarsi pericolosamente.
Si potrebbe poi citare la comunità artistica del Novecento, con le sue personalità e le relative istituzioni. Primo Conti, i fratelli Farulli, Antonio e Xavier Bueno, gli artisti innumerevoli che hanno trovato nell’identità di Fiesole la prosecuzione del mito. Le istituzioni culturali, i Musei Fiesolani, la Scuola di Musica, l’Estate Fiesolana, (che vanta una storia spesso sconosciuta), le istituzioni straniere che a Fiesole hanno trovato residenza, sono solo una parte, certo probabilmente la più importante, della presenza culturale nella città.
L’ambizione è quella di proseguire non solo l’alimentazione del mito, ma la capacità di ritrovare a Fiesole, nel suo vasto territorio e nella sua unicità, l’energia di aggregare eventi, produrre ricerca, accogliere iniziative artistiche, prendere iniziative importanti e inedite per disegnare la Fiesole di domani.
L’ambizione del progetto è di proseguire non solo l’alimentazione del mito, ma la capacità di ritrovare a Fiesole, nel suo vasto territorio e nella sua unicità, l’energia di aggregare eventi, produrre ricerca, accogliere iniziative artistiche, prendere iniziative importanti e inedite per disegnare la Fiesole di domani.
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I partner del progetto
I due partner principali del progetto sono il Gabinetto Vieusseux di Firenze e la Fondazione Alinari per la fotografia, mentre il Comune di Fiesole ha convintamente presentato la sua manifestazione d’interesse; sono stati inoltre promossi una serie di contatti con realtà culturali e istituzioni che hanno in Fiesole il loro punto prevalente di presenza e attività e con altre realtà che potranno recare un rilevante contributo allo svolgimento del progetto, quali:
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Villa I Tatti, Fondazione Bernard Berenson di Fiesole
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Fondazione Primo Conti di Fiesole
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Fondazione Giovanni Michelucci di Fiesole
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Università di Firenze, Dipartimento di Lettere e Filosofia
