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La costruzione del “Cento” in Borgunto

PROGETTO IN VIA DI DEFINIZIONE

La Casa del Popolo di Fiesole

Una ricerca storica promossa da Fiesole Democratica

La ricerca sulla Casa del Popolo di Fiesole si inserisce nel più ampio panorama dello sviluppo dei luoghi di ritrovo popolari sorti in Italia a partire dalla fine del Diciannovesimo secolo. Siamo in presenza di una tipologia di edifici che fa la propria comparsa in alcuni Paesi europei (Belgio, Paesi Bassi, Germania, Francia, Italia) a partire dagli ultimi anni dell'Ottocento ed è l'espressione dei movimenti operai che si andavano organizzando in quegli anni. Simbolicamente rappresentava la forza e la potenza dei nuovi partiti e movimenti socialisti, anche se concorsero alla loro edificazione anche repubblicani ed anarchici, spesso in contrapposizione ai principali ritrovi della borghesia o agli edifici religiosi.

Le Case del Popolo si caratterizzarono al loro inizio per una ricercata monumentalità, a dimostrazione della forza delle idee che le sostenevano, e della centralità topografica (vie e piazze principali) dei paesi che le videro sorgere, mente nelle città si collocavano spesso nei quartieri periferici, come ad esempio a Firenze dove le casa del popolo sorgevano nei rioni di San Salvi, Ricorboli, Pignone e Rifredi.

All'indomani della prima guerra mondiale le Case del Popolo furono tra i principali centri animatori delle battaglie politiche socialiste, motivo per cui diventarono bersaglio delle violente azioni squadriste che condussero o al loro scioglimento oppure al passaggio sotto la direzione delle organizzazioni fasciste come l'Opera Nazionale Dopolavoro, costituita nel 1925, e trasformate nelle case del Fascio o Case del Lavoratore italiano come nel caso di Fiesole che vide la nascita di entrambe queste costruzioni. Quest'ultima località vide inoltre svilupparsi alterne vicende attorno alla casa del popolo che, sorta per raccogliere una quantità di associazioni già operanti sul territorio che spaziavano dal mutuo soccorso alla cooperazione di consumo, dalle esperienze musicali di cori e filarmoniche alle esperienze teatrali, visse in bilico fra il desiderio fascista di cancellare questo "covo di sovversivismo" e quello di gestirla alla ricerca di un "consenso" che ha sempre tardato a giungere.

Dopo la caduta del fascismo molte popolazioni ripresero possesso delle strutture associative loro sottratte con la forza negli anni precedenti, ma le contrastanti vicende del dopoguerra hanno condotto ad esiti spesso contrari alla volontà popolare che ha spesso reagito con uno slancio di orgoglio concluso con la costruzione di nuove sedi anche laddove ne erano esistite di precedenti, oppure con la costruzione di nuove, come è avvenuto in più località del fiesolano che ha visto la nascita, lungo un arco temporale di alcuni decenni, di un ricchissimo tessuto associativo che conduce a tutt'oggi alla presenza di undici case del popolo (Fiesole, Maiano, Girone, Compiobbi, Ellera, Ponte alla Badia, Pian di Mugnone, Caldine, Olmo, Montebeni, Pian di San Bartolo), sparse sul territorio.

La vicenda di Fiesole rappresenta a sua volta un aspetto particolare di questo movimento, con i dirigenti della casa del popolo che, dopo avere cambiato sede ed essere approdata a quella attuale alla fine degli anni settanta, hanno affrontato complesse vicende che hanno addirittura rischiato di decretare la fine del sodalizio.  

Nel capoluogo fiesolano le case del popolo, in varie forme intrecciate da varie cooperative soprattutto operanti nel campo del consumo, nascono e si sviluppano già prima dell’avvento del fascismo e le vedono collocate nei vari “Cento” dal numero minimo dei soci necessari per dar vita a un sodalizio. Il circolo approda in piazza Garibaldi (già piazza Umberto I), con la prima riconversione del Circolo liberale in casa del popolo e, dopo l’avvento del fascismo, con la trasformazione in casa del fascio e il rientro dopo il 1945 nella sua sede “storica”. Fino al 1975 quella è la sede più significativa e importante, poi il 1° maggio 1979 sarà inaugurata la nuova casa del popolo nella sede dell’ex Ristorante Raspanti in Borgunto, ancora operante e attiva. Un elemento che andrà indagato sarà anche l’apertura per un periodo non particolarmente lungo di un circolino in Borgunto, di fronte alla piazzetta gestito prevalentemente dalla cellula del PCI lì operativa.

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