
PROGETTO IN CORSO
Colloqui di Fiesole sull'Europa
Un progetto di FD per contribuire alla diffusione di una cultura europea
Tra le iniziative promosse da Fiesole Democratica, i "Colloqui di Fiesole sull'Europa" rappresentano un appuntamento ormai consolidato, dedicato all'approfondimento delle grandi questioni che attraversano il processo di integrazione europea e il contesto internazionale.
L'obiettivo del progetto è offrire alla comunità locale e a un pubblico più ampio occasioni di confronto di alto profilo con personalità che hanno ricoperto responsabilità di governo in ambito europeo e nazionale, insieme a economisti, studiosi, accademici e giornalisti tra i più autorevoli interpreti delle trasformazioni in corso.
L'ambizione del progetto è quella di contribuire alla diffusione di una cultura europea fondata sulla conoscenza, sul dialogo e sul confronto delle idee.
La scelta di Fiesole quale sede dei Colloqui non è casuale. Da cinquant'anni la città ospita l'Istituto Universitario Europeo, nato alla Badia Fiesolana e successivamente sviluppatosi in numerose sedi tra Firenze e Fiesole. Nel tempo si sono inoltre insediati gli Archivi Storici dell'Unione Europea presso Villa Salviati e, più recentemente, la Florence School of Transnational Governance. Un insieme di istituzioni che fa di quest'area uno dei più importanti poli europei dedicati alla ricerca, alla formazione e alla riflessione sulle politiche dell'Unione.
I Colloqui intendono inserirsi in questo contesto privilegiato, creando un ponte tra il mondo delle istituzioni europee, la ricerca accademica e le comunità locali.
Il primo appuntamento si è svolto il 12 giugno 2024, pochi giorni dopo le elezioni europee, con l'incontro "Dopo il voto. Quale Europa? L'Unione europea al tempo della nuova guerra fredda", ospitato al Teatro Romano di Fiesole. Ne sono stati protagonisti Romano Prodi, già Presidente della Commissione europea e del Consiglio dei Ministri, Marco Buti e Marcello Messori, con il coordinamento della giornalista Angela Mauro.
Il secondo Colloquio, nel 2025, ha visto protagonista Paolo Gentiloni, già Commissario europeo per l'Economia e Presidente del Consiglio dei Ministri, in dialogo con Marta Dassù e Marco Buti. L'incontro, coordinato da Lina Palmerini de Il Sole 24 Ore, si è svolto a Castel di Poggio, confermando la qualità scientifica e istituzionale dell'iniziativa.
L'edizione 2026, la terza consecutiva, ospita Enrico Letta, Dean della IE University e Presidente del Jacques Delors Institute, autore del Rapporto sul futuro del mercato unico europeo. Con lui dialogano Nathalie Tocci e Marco Buti. L'incontro, coordinato da Angela Mauro, si tiene venerdì 18 settembre nella Sala del Basolato di Piazza Mino, dopo i saluti istituzionali della Sindaca Cristina Scaletti e della Presidente dell'Istituto Universitario Europeo Patrizia Nanz, con il patrocinio del Comune di Fiesole.
In una fase storica caratterizzata da profonde trasformazioni geopolitiche, dalla guerra nel continente europeo, dalla competizione tra
grandi potenze, dalle transizioni digitale, energetica e demografica, i Colloqui di Fiesole intendono offrire uno spazio qualificato di riflessione sul ruolo che l'Unione europea è chiamata a svolgere nel mondo.
La formula degli incontri privilegia il dialogo tra i relatori e si conclude con un confronto aperto con il pubblico, affinché cittadini, studenti e operatori possano rivolgere domande e contribuire alla discussione.
Il progetto si avvale della preziosa collaborazione scientifica di Marco Buti, titolare della Cattedra "Tommaso Padoa-Schioppa" presso l'Istituto Universitario Europeo e già Direttore generale per gli Affari economici e finanziari della Commissione europea. Grazie alla sua esperienza maturata ai massimi livelli delle istituzioni europee, i Colloqui si propongono come un laboratorio permanente di idee capace di mettere in relazione il dibattito europeo con le sfide che interessano direttamente i cittadini e i territori.
Proprio a Marco Buti abbiamo rivolto alcune domande per riflettere sul significato di questa iniziativa e sulle prospettive dell'Europa.
Intervista a Marco Buti
I Colloqui di Fiesole sull'Europa sono giunti alla terza edizione. Quale valore può avere oggi promuovere un confronto pubblico di alto livello sui temi europei in una città come Fiesole, sede dell'Istituto Universitario Europeo e di altre importanti istituzioni dell'Unione?
Come i primi due Colloqui hanno dimostrato, se ben preparati e con i giusti interlocutori, c’e un notevole interesse a dialogare sui temi europei. In passato, l’Europa era considerata un tema esoterico, per pochi addetti ai lavori. Adesso ci si rende sempre più conto che nessuno dei grandi temi o delle questioni legate alla nostra vita quotidiana, può trovare una soluzione senza coinvolgere la dimensione europea. Fiesole ha una vocazione ad assumere un ruolo di promozione di questo dibattito. Questa vocazione viene da molto lontano: dagli intellettuali europei che qui hanno trovato ispirazione fin dal XIX secolo fino a don Balducci negli anni ‘60. La presenza dell’IUE – una delle eccellenze accademiche nel panorama europeo e mondiale - è un asset potentissimo che deve essere meglio sfruttato da Fiesole e da Firenze.
Negli ultimi anni l'Unione europea ha dovuto affrontare crisi che sembravano impensabili: pandemia, guerra in Ucraina, tensioni geopolitiche, competizione tecnologica e commerciale. Qual è, a tuo giudizio, la sfida più decisiva che l'Europa dovrà affrontare nei prossimi cinque-dieci anni?
Sul piano economico, la sfida esistenziale è quella tecnologica, in particolare l’Intelligenza Artificiale. Sarà cruciale incorporarla nel nostro tessuto produttivo senza imitare i processi che osserviamo negli Stati Uniti, o in Cina. L’Europa dovrà trovare una sua traiettoria originale che combini innovazione tecnologica con la sostenibilità ambientale, la solidarietà sociale e la regolazione dei mercati. Insomma, in coerenza con il modello sociale europeo. Più in generale, la sfida è quella della democrazia che è un bene sempre più raro nel panorama globale. Per questo, i leader europei devono allungare il loro orizzonte temporale. Sempre più difficile viste le elezioni che incombono in sette paesi dell’Unione il prossimo anno. C’è una domanda insoddisfatta di un maggior protagonismo dell’Europa. Ci vorrebbe un’offerta politica che purtroppo ancora non vediamo.
Il Rapporto Letta sul mercato unico e il Rapporto Draghi sulla competitività hanno indicato la necessità di una nuova fase dell'integrazione europea. Ritieni che oggi esistano le condizioni politiche per compiere questo salto di qualità?
Gli ex primi ministri italiani sembrano essere specializzati nella produzione di importanti rapporti sul futuro dell’Europa – prima di Letta e Draghi, c’è stato il rapporto Monti. I leader europei applaudono i rapporti e poi passano ad altro. Per ora si sono colti solo i frutti più bassi dei due rapporti. Proposte come quelle di Draghi di finanziare investimenti comuni attraverso eurobond sono state lasciate cadere. Il Consiglio Europeo ha stabilito un calendario di lavoro per finalizzare il Mercato Unico secondo le proposte del Rapporto Letta. Ricordo che nel 1993 fui chiamato a lavorare con il Commissario Vanni d’Archirafi che aveva nel suo portafoglio... il completamento del Mercato Unico! Speriamo sia la volta buona.
La nuova legislatura europea dovrà conciliare competitività economica, transizione ecologica, sicurezza e coesione sociale. Come evitare che questi obiettivi entrino in conflitto tra loro?
Come spiegavo prima parlando dell’innovazine tecnologica, questa è la quadratura del cerchio che l’Europa deve perseguire. Ma non solo l’Europa: deve esserci un coordinamento verticale fra i livelli istituzionali, regionale, nazionale ed europeo. Il Manifesto sulla reindustrializzazione della Toscana, che ho pubblicato lo scorso settembre con Stefano Casini Benvenuti e Alessandro Petretto, propone un modello a ESSE: Efficienza, Sostenibilità, Sicurezza e Equità. Questi obiettivi si sostengono l’un l’altro. Vista la crescente consapevolezza dei consumatori, la transizione verde può diventare un fattore di competitività. Se non valorizziamo le rinnovabili – e qui in Toscana, la geotermia – resteremo preda dell’insicurezza economica. Un welfare state efficace favorisce la presa di rischio e quindi migliora sia l’equità che l’efficienza.
Molti cittadini percepiscono l'Europa come distante dalle loro esigenze quotidiane. Che cosa possono fare le istituzioni europee, ma anche iniziative come i Colloqui di Fiesole, per rafforzare il rapporto tra l'Unione e i cittadini?
Ho sperimentato di persona la percezione di questa distanza quando lavoravo a Bruxelles. Non è facile comunicare l’Europa, vista la complessità del suo apparato istituzionale e le spesso oscure procedure decisionali. Ma domandiamoci quale dei grandi temi e dei piccoli temi può essere risolto prescindendo dal contributo dell’Unione Europea. Dal tema della pace a quello dell’immigrazione, dalle politiche per la crescita alla stabilità dei prezzi.
I colloqui di Fiesole sono un’iniziativa pilota di grande interesse. D’altra parte, Fiesole non è nuova ad avventure europee: ricordiamo "Ecco l'Euro!", l’esperimento di circolazione dell’euro che organizzammo a Fiesole e Pontassieve nel 1997 – un unicum in Europa. Il prossimo anno saranno trenta anni da quell’iniziativa: ricordiamola con alcune iniziative che guardano al futuro della nostra Europa – magari nel quadro delle celebrazioni per gli ottanta anni della firma del Trattato di Roma. Mescolare i grandi avvenimenti con quelli più piccoli vicini a noi può essere una chiave per avvicinare i cittadini all’Europa.
Guardando al medio periodo, quale Europa immagini nel 2035? Quali riforme consideri indispensabili perché l'Unione possa essere un protagonista credibile nello scenario internazionale?
Bisogna creare la consapevolezza politica che solo affrontando insieme le sfide globali, riusciremo a vincerle. Abbiamo di fronte a noi un periodo di incertezza endemica che non finirà con l’elezione di un nuovo inquilino alla Casa Bianca nel 2028. L’Europa rischia di diventare il teatro degli scontri globali. L’Unione Europea nel 2035 sarà composta da 35 paesi, o più, a partire dall’Ucraina. Se non combiniamo allargamento e approfondimento saremo votati alla paralisi decisionale che ci renderà irrilevanti a livello globale e preda delle minacce di Stati Uniti e Cina. Per non parlare della competitività delle nostre economie e della tenuta del nostro tessuto sociale. Ma siamo arrivati a un punto di integrazione che ulteriori passi non possono essere fatti in quelle che una volta chiamavamo le “fumose stanze” di Bruxelles. Ci vuole una presa di coscienza dei cittadini: qui ritorna la questione della democrazia che citavo in precedenza. E ci vuole più coraggio da parte delle forze pro-europee nel denunciare le facile soluzioni sovraniste che, pur tentanti, non ci porterebbero da nessuna parte.
Dopo oltre quarant'anni trascorsi nelle istituzioni europee e oggi nel mondo accademico, quale insegnamento ritieni più importante trasmettere alle nuove generazioni che guardano all'Europa come spazio di studio, di lavoro e di cittadinanza?
Negli ultimi anni, ho contribuito al programma PESES dell’Università Cattolica di Milano, lanciato da Carlo Cottarelli. Il programma prevede degli incontri e lezioni con gli studenti delle scuole superiori per parlare di temi economici e finanziari - nel mio caso, in chiave europea. Posso testimoniare che, con un minimo di investimento dei docenti, gli studenti reagiscono in modo molto positivo. Alla fine di questi incontri sono capaci di “collegare i puntini”, ben capendo le opportunità che l’Unione Europea offre loro, a ogni stadio della loro formazione. I dati dei sondaggi mostrano che i cittadini europei - e ancor più i giovani – hanno preferenze molto più allineate e sono molto più ambiziosi dei loro governi su quello che l’Europa dovrebbe fare. Invertendo il famoso detto di Massimo d’Azeglio sull’unità d’Italia (“Abbiamo fatto l’Italia, adesso dobbiamo fare gli italiani”), potremmo dire: “Abbiano gli europei, adesso dobbiamo fare l’Europa”.
